Quanti credono in Cristo risorto?

È passata da poco la Pasqua (12 aprile 2009). “Il Corriere della Sera” ha pubblicato (18 aprile 2009) questa notizia. Un sondaggio commissionato in Francia dal settimanale cattolico “Le Pélerin” (Il Pellegrino) “sulla credenza dei francesi nella risurrezione propria del Redentore, che viene proclamata nel Credo” rivela che “solo il 13 % dei cattolici crede nella risurrezione, mentre nel totale degli interrogati solo il 10% ci crede e il 14% ci spera; il 33% degli interrogati (il 40% dei cattolici) è persuaso che ci sia qualcosa dopo la morte, ma non sa di che genere; il 43% del totale e il 33% dei cattolici è persuaso che non ci sia nulla dopo la morte”; il 7% dei cattolici crede nella “reincarnazione” in questa vita! Questo in Francia, nonostante l’eccezionale fioritura della teologia e di tutte le scienze sacre nel Novecento!

Il direttore del settimanale afferma che “fare ammettere e comprendere la risurrezione resta la sfida per tutti i predicatori della recente settimana santa”. Senza alcun dubbio, il fondamento del cristianesimo è la Risurrezione di Cristo e la nostra risurrezione in Cristo alla fine dei tempi. Cioè la fede nel mondo soprannaturale, che non si vede e non si tocca, ma che noi crediamo per fede essere una realtà autentica, per la quale vale la pena di vivere la fede cristiana.

Lo stesso “Corriere”, nella stessa pagina e nello stesso giorno, pubblica un articolo sul tema: “Dialoghi sulla modernità: uno sviluppo fondato sui valori”. Ecco l’espressione magica: “i valori”, che sostituisce la fede in Dio, in Cristo, nella vita oltre la morte, nella Bibbia e nel Vangelo, nei Dieci Comandamenti e nelle Beatitudini! Filosofi, moralisti, politici, scrittori, intellettuali e quant’altro si interrogano su dove fondare lo sviluppo moderno per renderlo meno disumano. E rispondono: sui “valori”. Cioè sul bene comune, la pace, la giustizia, la solidarietà, il rispetto dell’altro, la democrazia, la legge e via dicendo. Del Vangelo si vuol prendere il messaggio (l’amore al prossimo, ecc.), ma non il messaggero, cioè Cristo.

Ma la storia ripetutamente dimostra che la cosiddetta “morale laica” e i cosiddetti “valori” non sono fondamenti così solidi da costituire un muro invalicabile per l’egoismo umano e una “regola di vita” capace di resistere all’usura del tempo e di ideologie e modelli di vita in continuo mutamento. Come diceva Paolo VI nel discorso della Pasqua 1970: “Anche i più importanti ed essenziali valori umani, separati da Cristo, si trasformano facilmente in disvalori”. Che fine ha fatto il valore della “pace”? Tutti dichiarano di volere e di lavorare per la pace, ma  le guerre non fanno che aumentare. E la “giustizia”? Il comunismo è nato con nobilissimi ideali (che i semplici comunisti nostrani sentivano e nutrivano in modo autentico), soprattutto quello della giustizia fra gli uomini. Eppure è difficile trovare nella storia un sistema di governo così ingiusto come i governi degli stati comunisti, atei per definizione!

Il sondaggio di “Le Pélerin” è un drammatico campanello d’allarme: se si facesse in Italia, quali risultati darebbe? Certo, in nessun passo del Vangelo si dice che dobbiamo essere in molti, che dobbiamo essere maggioranza, ma comunque il sondaggio provoca la Chiesa tutta, sulla nostra autentica e sostanziale fedeltà a Cristo e sul nostro impegno missionario di singoli credenti e di comunità ecclesiali.

Piero Gheddo