Don Dossetti e il dialogo con le religioni

Una delle obiezioni più comuni all’ad Gentes è quella che in varie forme sostituisce l’annunzio di Cristo con il dialogo interreligioso, cioè con le grandi religioni dell’umanità. Che senso ha annunziare Gesù Cristo come Salvatore di tutti gli uomini, quando tutti i popoli hanno le loro religioni, che in un modo o nell’altro portano allo stesso Dio? E’ meglio dialogare e collaborare per la pace, la giustizia, lo sviluppo dei popoli, lasciando che ciascuno osservi con buona volontà la sua religione e adori Dio come crede.
Dopo il Concilio Vaticano II che ha lanciato il dialogo con le religioni non cristiane, i teologi hanno studiato, discusso e pubblicato una quantità di libri e il dibattito non è affatto esaurito. Essendo un tema nuovo nella teologia (prima del 1960 nessuno parlava di dialogo col buddhismo o l’islam), si è creata una certa confusione di idee percepita anche dal popolo cristiano, che ha contribuito alla crisi dell’ideale missionario (di cui ho scritto nel Blog dell’8 ottobre 2009). Infatti, oltre all’enciclica “Redemptoris Missio” (1989) che ne parla chiaramente, il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ha pubblicato due importanti documenti: “Dialogo e missione” (1984) e “Dialogo e Annunzio” (1991), quest’ultimo congiuntamente con la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

Penso sia utile rileggere parte di un testo di don Giuseppe Dossetti, fondatore della “Piccola Famiglia dell’Annunziata” a Bologna nel 1954, approvata dal card. Giacomo Biffi nel 1986 (oggi diffusa in varie regioni italiane e paesi). Questo testo, che ho ricevuto e pubblicato inedito in “Mondo e Missione” (marzo 1991), è una meditazione che nel 1990 don Dossetti tenne ad un pellegrinaggio in Terra Santa di un gruppo di sacerdoti bolognesi. Partendo da San Paolo (Col. 1, 12-20), Dossetti parla delle filosofie e religioni del mondo, che sono vie “per approdare a una conoscenza superiore delle realtà del mondo, non tanto nelle cose conoscibili dalla ragione, ma attraverso una visione della realtà, che si ottiene solo attraverso una iniziazione diversa da quella cristiana del battesimo”.

“Non è possibile – dice Dossetti – una sintesi, una combinazione di questa filosofia trasmessa da questa tradizione e il Cristo, quel Cristo che i Colossesi hanno ricevuto nella Chiesa. Non è possibile nessuna combinazione, si pone in una alternativa assoluta, perché questa è una filosofia degli elementi del mondo….. (che ha) sempre lo stesso schema mentale. Secondo il quale esistono tra noi e Dio, tra noi e la realtà superiore, mediatori più o meno legati a potenze angeliche o astrali o a tutte e due congiuntamente…. Paolo, e come lui tutti gli autori cristiani, ha dovuto optare per questa alternativa precisa tra questi esseri superiori che dovrebbero mediare la nostra esistenza religiosa e Cristo. E ci viene da dire che appunto è impossibile conciliare tutto ciò. Perchè? Semplicemente perchè Gesù Cristo, il Creatore e il Redentore, è Colui che ha l’immagine del Dio invisibile e che la trasmette al mondo…. In Lui – dichiara Paolo – abita la pienezza della divinità e non c’è altro essere, dopo la sua incarnazione, la sua morte e la sua resurrezione, che possa mediare il nostro rapporto con Dio…..
“Una teologia delle religioni che si fondi sulle grandi lettere di San Paolo, e su questa sintesi della Lettera ai Colossesi, – continua Dossetti – mi pare realizzi perfettamente quello che dicevamo, che non solo Cristo è il fine dei tempi, è la fine dei tempi, ma è anche, come afferma la  Lettera ai Filippesi, è la fine di ogni religione, la fine di ogni religione. Ogni rapporto religioso, costruito più o meno completamente attraverso osservanze di tradizioni umane, stando a quanto dice la Lettera ai Colossesi, si può veramente dire che prende fine, non ha più senso ed è distrutto, se noi sappiamo accogliere il messaggio della fede della Chiesa, della fede che Paolo professava, che ha consegnato alla Chiesa e che la Chiesa consegna a noi. Poi potremo anche costruire i rapporti di dialogo e di una certa collaborazione, ma una volta realizzata la perfetta identità del cristiano nuovo: sappiamo chi siamo, sappiamo soprattutto che siamo liberi di fronte a Dio. E sappiamo che come cristiani non abbiamo più nessun altro condizionamento che quello di Cristo e del suo battesimo. Di fronte alle religioni orientali, all’islam e anche all’ebraismo, solo questa lettera ci fornisce i principi supremi…..
“C’è un trionfalismo della Chiesa, di cui si è parlato molto negli anni post-conciliari, che può essere discutibile, ma il trionfo di Cristo, per così dire, è incancellabile, è l’essenza stessa del cristianesimo. Di questo trionfo bisogna che siamo assolutamente sicuri per poter essere cristiani, se no l’errore si insinua nella Chiesa stessa e dal di dentro della Chiesa, come era per i colossesi”.

Così don Dossetti, dieci anni prima che fosse pubblicata la “Dominus Jesus” (2000), che ha attirato tante critiche dai teologi delle religioni. La Giornata missionaria mondiale ci richiama queste verità della Chiesa, senza le quali la missione alle genti perde di significato e diventa “proselitismo” o “colonialismo religioso”.

Piero Gheddo