Maria a Fatima; “Per avere la pace, recitate il Rosario”

“Carissimi Pellegrini! – ha gridato Papa Francesco il 13 maggio scorso al milione di fedeli accorsi a Fatima – noi abbiamo in Cielo una Madre! Abbiamo una Madre! Aggrappati a Lei come dei figli, viviamo della speranza che poggia su Gesù, …. di essere un giorno con Lui e con Maia alla destra del Padre nel Regno di Dio.. Questa speranza sia la leva della vita di tutti noi! Una speranza che ci sostiene sempre, fino all’ultimo respiro…. Sotto la protezione di Maria, noi siamo nel mondo le sentinelle del mattino, che sanno contemplare il vero volto di Gesù Salvatore, quello che brilla a Pasqua, e riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è missionaria, accogliente, libera, fedele, povera di mezzi e ricca di amore”

Ai tre pastorelli di Fatima, Lucia, e i santi Giacinta e Francesco, la Madre di Gesù e nostra, presentandosi come ‘la Madonna del Rosario’, raccomandò con insistenza di “recitare il Rosario tutti i giorni, per ottenere la fine della guerra e la pace”. Cento anni fa, quando Maria appariva ai tre bambini portoghesi, era il 1917. Infuriava “l’inutile strage” della prima Guerra Mondiale (come aveva predetto il Papa Benedetto XV); e in Russia il rivoluzionario comunista Vladimir Ilych Lenin aveva preso il potere con un colpo di stato e fondato la Repubblica Socialista Sovietica Russa, la radice da cui sono germogliate, nel “secolo breve”del 1900, una trentina di altre Repubbliche Socialiste, tutte fallimentari. Nessuna delle quali ha portato ai popoli la “liberazione” promessa.

Anche a Lourdes, a Pompei e in altre apparizioni, Maria la Vergine Madre nostra, ha raccomandato di recitare il Rosario. Ma a Fatima la sua insistenza su questa preghiera ha un qualcosa di straordinario. Dopo il 13 maggio 1917, di cui ho già detto, il 13 luglio incalza: «Voglio che recitiate il Rosario tutti i giorni». E il 13 agosto dello stesso anno: «Continuiate a recitare il Rosario tutti i giorni». Un mese dopo, il 13 settembre 1017, disse: «Per ottenere la fine della guerra, continuate a recitare il Rosario tutti i giorni». Il 13 ottobre, il giorno del grande miracolo del sole che roteava e si avvicinava alla terra, visto da più di 70.000 persone, anche a 20 Km di distanza, Maria tornò a dire: «Continuate sempre a recitare il Rosario ogni giorno, la guerra sta terminando…». Maria, Regina della Pace, ci chiede la recita quotidiana del Rosario, per avere il dono della Pace che viene da Dio. Per due motivi:

La Pace di Dio nelle famiglie, nelle nazioni, nel mondo

1) Il Rosario è la preghiera più semplice, più facile e più, diciamo, contemplativa, perché propone, uno ad uno, i misteri della vita di Cristo. E’ la preghiera che unisce grandi e piccoli, colti e incolti, ricchi e poveri, sani e ammalati. E’ la preghiera che unisce e tiene unite le famiglie. Una volta si diceva: “La famiglia che prega unita, rimane unita”.

Il più bel ricordo che ho dei miei genitori, i servi di Dio Rosetta Franzi e Giovanni Gheddo, e della mia famiglia, sono i Rosari che recitavamo alla sera, dopo cena, seduti attorno al tavolo di cucina; quando ci insegnavano a tenere le mani giunte e ad imparare le semplici preghiere mariane, ad andare sempre d’accordo, noi tre bambini e poi ragazzini. Come poi è avvenuto. Noi tre, Piero, Francesco (morto nel 1997) e Mario, ci siamo sempre voluti bene, non c’è mai stata alcuna lite o divisione o rancore! Oppure, nelle sere d’inverno (quando le case non erano riscaldate), si andava nella stalla più vicina a dire il Rosario con altre famiglie, cantare il Salve Regina e le litanie, seduti sulla paglia e riscaldati dalla presenza di mucche e buoi, cavalli e capre, vitelli, conigli, anitre, galline. Allora, negli anni trenta del 1900, in paesi come Tronzano Vercellese dove sono nato, non c’era né radio, né telefonini, né televisione, né tanto meno discoteche e vita notturna. Si pregava assieme e si creava, nelle famiglie, nei vicini, nel paese, una comunità di vita, di amicizia e di fede.

Oggi prevale l’individualismo, tutti ci lamentiamo che ci sono troppe famiglie divise, troppe liti e violenze familiari. Quando si sfascia la famiglia, la società va in crisi e si sfascia anche lei. Contro questa deriva che porta all’auto-distruzione della nostra Italia, si invocano aiuti economici dallo stato, leggi, provvedimenti di assistenza sociale, si consultano psicologi e avvocati matrimonialisti. Tutto giusto e saggio. Ma bisogna anzitutto fare qualcosa per unire gli spiriti, i cuori, le volontà, altrimenti tutto diventa inutile.

L’egoismo individuale non si vince con le leggi e gli aiuti economici, ma con l’amore, con la preghiera, perché solo l’aiuto di Dio in molti casi è efficace: Dio sa cosa c’è nel cuore dell’uomo e della donna. Dio solo lo sa e può cambiare il cuore dell’uomo e della donna, portandoli verso l’imitazione di Cristo. Ecco perché recitare il Rosario, che educa all’amore e all’unità, da recitare assieme, specialmente in questo mese di maggio.

Il tramonto del sole è l’ora del Rosario. La famiglia si riunisce per invocare la Santissima Vergine e Madre di Gesù e nostra, Maria. Tutte le attività si interrompono per elevare la mente e il cuore al Padre che sta nei Cieli, per presentare a Dio i propri bisogni, pregare per i defunti, chiedere il perdono dei peccati e il dono della Pace in famiglia e tra le famiglie. L‘atto di amore e le richieste di chi recita il Rosario arrivano in Cielo e sono presentate dalla Madre di Dio al suo Figlio Gesù Cristo. Recitiamo anche noi il Rosario, come chiede la Vergine e Madre Maria, per chiedere la Pace di Dio nelle famiglie, nelle nazioni e nel mondo intero.

Maria porta le anime e i cuori a Cristo

2) Secondo motivo per recitare il Rosario. Perché la nostra Mamma del Cielo porta le anime a Cristo, anche le persone che sono lontane da Gesù e dalla Chiesa. Ricordo che all’inizio anni novanta (del 1900), nel Consiglio pastorale diocesano di Milano (di cui ero membro) il card. Carlo Maria Martini lamentava la diminuzione della devozione a Maria e della recita del Rosario. Diceva: “Si è disprezzata la devozione popolare verso Maria, che in tanti secoli ha conservato la fede in Cristo delle nostre popolazioni cristiane. Si critica il Rosario come forma ,superstiziosa di “mariolatria” (cioè, adorazione di Maria). Ma si dimentica che la Madre di Dio porta le anime al Figlio suo, Cristo Gesù. Ritorniamo a recitare assieme il Rosario nelle famiglie, perché siano più unite e i giovani vengano educati, attraverso Maria, alla fede e all’amore di Cristo ”.

Visitando le giovani Chiese e le missioni in tutto il mondo non cristiano, ho visto tante volte che a Vergine Madre Maria è venerata e onorata da tutti e attraverso lei lo Spirito porta l’amore e la pace di Cristo. Nella Corea del Sud ho visto parecchie chiese cattoliche, che all’ingresso della chiesa mettono una grande statua della Madonna, che sorride e col braccio teso invita ad entrare nella casa di Dio; la Chiesa cattolica è chiamata dal popolo “la Chiesa della Madre”. Nel Borneo (dove nel 1856-1862 il Pime fondò la Chiesa), nel 2004 sono stato nel sultanato di Brunei, stato indipendente tutto islamico, esteso come la Liguria con mezzo milione di abitanti e 20.000 cattolici, filippini, bengalesi, indonesiani, immigrati per fare i lavori più pesanti. Il Vicario apostolico e Vescovo, mons. Cornelio Sim, mi diceva: “Il Sultanato è seduto sul petrolio e le famiglie del Sultano sono ricchissime… Nella capitale Bandar Seri Begawan la Chiesa cattolica è in un vastissimo terreno cintato, dove ci sono le scuole, l’ospedale e altre opere educative ed caritative. La nostra chiesa è vicina all’entrata principale e alla strada. Avevamo messo davanti alla porta della chiesa una grande statua di Maria, venerata anche dai musulmani, che invita a venire in chiesa. Venivano anche non pochi musulmani. Ci è stato imposto di girare la grande statua verso il muro della chiesa. Così oggi dalla strada si vede solo la grande statua girata al contrario!”.

Nel febbraio 1964 ero a Vijayawada, una delle 12 diocesi fondate dal Pime in India, che oggi ha circa 3,5 milioni di abitanti e 270.000 cattolici. Il missionario padre Paolo Arlati, nel 1924 portò dall’Italia una grande statua della Madonna di Lourdes e i Fratelli del Pime (missionari laici consacrati a vita) la posero sul punto più alto della collina di Gunadala, che domina la città di Vijayawada, costruendo le strade e la scalinata che portano fin sotto ai piedi di Maria, posta in una grotta aperta per cui si vede anche da lontano. A poco a poco, prima i cristiani e poi indù e musulmani, sono andati sulla collina di Gunadala a pregare Maria, che è venerata come la protettrice della città perché, nell’anno 1947, poco prima dell’indipendenza dell’India (15 agosto), le lotte sanguinose fra indù e musulmani insanguinavano l’India (circa 4-5 milioni di morti ammazzati) e portarono alla divisione fra India e Pakistan. Vijayawada, città con molti musulmani, venne salvata da quelle stragi fratricide dalla Madonna di Gunadala, alla quale tutti accorrevano in preghiera. I pellegrinaggi avevano creato un clima di fraternità.

L’11 febbraio 1964 si celebrava, come ogni anno, la festa della Madonna di Lourdes. Per tutta la giornata precedente e nel giorno della festa, nelle strade che portavano sulla collina un continuo sali e scendi di devoti che vogliono toccare i piedi della Madonna, pregano, offrono incenso, qualcuno si fa tagliare i capelli in quel giorno, adempiendo il voto che aveva fatto. Un mare di gente invade Gunadala, con lebbrosi, handicappati, ammalati portati su barelle o su carretti fino ai piedi di Maria. In due giorni, circa 150.000 devoti di Maria, non pochi dei quali col Rosario al collo, anche i non cristiani, perché il Rosario è il segno sacro della “Bella Signora di Gunadala” che protegge la città e le famiglie. Ancor oggi, più di mezzo secolo dopo, la statua di Maria è sulla collina e si ripetono anche durante l’anno i pellegrinaggi anche da lontano verso la Madonna di Lourdes. Le voci popolari parlano di guarigioni miracolose. Il primario dell’ospedale di Viajayawada mi diceva, nel 1964, di poter testimoniare la guarigione di almeno due lebbrosi e di altri malati. Ma il miracolo più grande è di aver portato indù e musulmani a vivere insieme in pace.

«La sofferenza è via più sicura al Paradiso»

Nel mese di maggio, un pensiero su Maria, la nostra mamma del Cielo e maestra di vita spirituale. Perché? Perché è la Madre del Salvatore e lei può insegnarci, più di chiunque altro, la via che porta a Gesù. Rifletto in questi giorni su quella frase del vecchio Simeone: “Anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Luca 2, 35). Afflitto da un acciacco della vecchiaia quasi continuamente doloroso (che però non mi impedisce di lavorare), ogni tanto mi lamento col Signore e poi penso che Maria, la Madre del Crocifisso, ha sofferto per tutta la vita la previsione del suo figlio lacerato dai flagelli e messo in croce a morire come un malfattore. Il pensiero di non essere solo nella sofferenza e che Maria ha sofferto molto di più per amore, mi sostiene, mi consola e mi indica la via al Cielo. San Francesco di Sales ha scritto: “La sofferenza portata con pazienza e amore è la via più sicura che porta al Paradiso”. Tutti abbiamo sofferenze fisiche o morali, incomprensioni, delusioni anche cocenti, fallimenti. L’aiuto di Maria e questo pensiero della sua sofferenza ci dia la forza di portare le nostre piccole e grandi croci.

Piero Gheddo

La Madonna delle Lacrime a Siracusa

Domenica scorsa, 8 marzo, sono stato da Roma e Siracusa per parlare nel Santuario della Madonna delle Lacrime, una moderna e imponente costruzione che mira verso l’alto, come le antiche cattedrali gotiche, ma questa in uno stile originale e moderno. E’ la prima volta che ho l’occasione di andare a Siracusa e ringrazio l’Arcivescovo, mons. Salvatore Pappalardo, il Direttore dell’Ufficio Diocesano per la Famiglia nonchè guida del gruppo dei Missionari della Madonna delle Lacrime, Don Enzo Candido, e i membri di questa associazione diocesana che mi hanno invitato e accolto.

Presentato dall’Arcivescovo, ho parlato in un grande salone del Santuario a più di 200 famiglie sul tema “Come trasmettere la fede in famiglia”, raccontando l’esempio dei servi di Dio Rosetta Franzi e Giovanni Gheddo, miei genitori, avviati alla causa di beatificazione. Una giornata consolante che mi invita all’ottimismo riguardo al futuro civile e cristiano dell’Italia. Per tanti motivi, ma anzitutto perché è la prima volta che vedo tanti giovani sposi e tanti bambini italiani (già nati o prossimi a nascere!) assieme in una sola volta! Vi assicuro che è un bel spettacolo, che dà gioia! Fin che Siracusa e il Sud Italia (ho fatto la stessa esperienza anche in altre regioni meridionali) hanno questa cultura di avere famiglie numerose, ed educare i figli alla fede cristiana, credo che possiamo essere tutti ottimisti sul futuro degli italiani presi come popolo. E ho pregato Maria perché conceda a tutte le regioni, le città e i paesi d’Italia questa grazia, di avere molti figli e di poterli educare alla fede in Gesù Cristo, unico Salvatore dell’uomo. Parlando di Rosetta e Giovanni  e di “come trasmettevano la fede in famiglia”, mi sono emozionato e commosso più volte, ricordando che anche loro avevano chiesto a Dio la grazia di avere molti figli (addirittura ne chiedevano dodici!), ma poi mamma Rosetta morì di polmonite e di parto nel 1934 con due gemelli che non sopravvissero. Diverse di quelle copie di giovani sposi cristiani, dopo la conferenza, sono venuti a chiedermi di pregare per loro perché anch’essi vorrebbero molti figli, perchè si vogliono bene e si fidano della Provvidenza di Dio.

Ma c’è un altro motivo per cui sono contento di essere andato a Siracusa: il messaggio che la Madonna delle Lacrime trasmette a tutti noi. Come forse sapete, il 29-30-31 agosto e il 1° settembre del 1953, un quadretto di gesso raffigurante il Cuore immacolato di Maria, posto come capezzale al letto matrimoniale di Angelo Iannuso e Antonina Giusto, ha versato lacrime. I due giovani sposi erano povera gente e vivevano nell’umile casetta di un quartiere popolare, Decine di migliaia le persone che videro con i propri occhi, toccarono con le proprie mani, raccolsero e assaggiarono la salsedine di quelle lacrime. Il 2° giorno della lacrimazione, un cineamatore di Siracusa riprese uno dei momenti della Lacrimazione, un filmato che ho visto in un DVD con la storia del Santuario. Quello di Siracusa è uno dei pochissimi eventi miracolosì documentati con un film mentre avvengono. Il 1° settembre una Commissione di medici e di analisti, per incarico della Curia Arcivescovile di Siracusa, dopo aver prelevato il liquido che sgorgava dagli occhi della Madonna ed aver esaminato con cura il comunissimo e popolare quadretto di gesso, lo sottopose ad analisi microscopica. Il responso della scienza fu: “Senza ombra di dubbio, sono lacrime umane”. L’analisi fu poi ripetuta ancora negli anni seguenti da altre Commissioni, ottenendo uguale risposta.

Impressionanti i filmati mostrati nel DVD. Il quadretto di Maria era ancora in casa dei due giovani coniugi, ma fin dai primi giorni della lacrimazione una grande folla di devoti si raccolse nelle vie del quartiere popolare per vedere, pregare e toccare Maria, che si era fatta viva nella loro città. Oggi il Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa è frequentato quotidianamente da migliaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo. Il quadretto di gesso è sull’altare centrale, con l’Eucarestia, mentre in un altare laterale è esposto alla devozione dei fedeli il reliquiario con varie fialette che contengono le lacrime di Maria. Naturalmente si parla di grazie ricevute e anche di supposti “miracoli” di guarigioni registrati e documentati nel Santuario.
Ma quel che più interessa è che la Madonna non ha mai parlato durante i quattro giorni della lacrimazione. Il messaggio che ha voluto dare è contenuto, tutto e solo, proprio in quelle lacrime. Le lacrime di una mamma, la mamma del Cielo e di tutti noi. Sono le lacrime di Dio, del suo Figlio Gesù.

L’avvenimento di Siracusa ha portato alla ribalta la questione del dolore di Dio, che resta ancor oggi uno dei crocevia più delicati e affascinanti della teologia contemporanea. E’ possibile dire che Dio, l’Onnipotente, soffre? C’è un senso “teologico” anche per il dolore dell’uomo? Risponderò  nel prossimo Blog.

Piero Gheddo