Un gruppo missionario che fa meraviglie

Viviamo un tempo di crisi della fede e quindi anche di crisi della missione ai non cristiani. Il Signore mi ha concesso la grazia di toccare con mano, ancora una volta (è un’esperienza che faccio da una vita!), che la crisi si supera coltivando la fede e l’amore a Cristo e rimanendo fedeli al carisma missionario: “Andate in tutto il mondo, annunziate il Vangelo a tutte le creature”.

Il venerdì 24 aprile ero a San Zeno di Cassola in provincia di Vicenza (2000 abitanti) poco a sud della città di Bassano del Grappa. Invitato dal parroco e dal G.A.M. (Gruppo Amici Missioni), ho celebrato la S. Messa pomeridiana in ricordo e suffragio di padre Sandro Bordignon (1946-2004), missionario del Pime prima in India e poi in Thailandia e già redattore di “Mondo e Missione”. Alla sera ho tenuto in chiesa una conferenza su “Essere missionari oggi”. Il mattino dopo, tornando a Milano, ho ringraziato il Signore di avermi portato a San Zeno di Cassola a conoscere il GAM di cui l’amico Sandro parlava spesso.

Ho capito subito lo spirito che anima questo gruppo quando Roberto Parolin, direttore del convitto e insegnante del Collegio Filippin di Bassano del Grappa, mi ha presentato e ha detto: “Padre, ci parli di Gesù Cristo, della fede e dei missionari. Noi siamo uniti e lavoriamo per questi ideali e non vogliamo perderli”. Non avevo mai sentito una tale richiesta così precisa. La grande chiesa era quasi piena. Ho risposto in modo molto concreto che Cristo è l’unica ricchezza che abbiamo e che, se lo conosciamo e amiamo davvero, non possiamo non essere missionari.

Da San Zeno sono partiti cinque suore e quattro missionari: padre Sandro Bordignon e altri tre in Brasile, Madagascar e Namibia; quest’ultimo, mons. Antonio, è diventato vescovo, ma recentemente è defunto come padre Sandro. Il GAM è nato nel 1987 da un gruppo di amici dei missionari di San Zeno. Hanno cominciato pregando e raccogliendo carta, ferro, rame, mobili vecchi e altro per le missioni; poi, organizzando varie iniziative culturali, sociali, ricreative, hanno coinvolto numerosi volontari e  creato iniziative di successo. “Nel DVD che presenta il GAM – dice Roberto Parolin – ringraziamo tutti quelli che ci hanno aiutati, ma soprattutto ringraziamo lo Spirito Santo e la Provvidenza, perché fin dall’inizio la crescita del movimento non si spiega senza questo aiuto. All’inizio eravamo una trentina di amici, ieri sera avevamo a cena 530 persone, in maggioranza giovani, e nella lotteria improvvisata, con premi tutti regalati, abbiamo tirato su 2.900 Euro. Il segreto è stato certamente la preghiera e l’aiuto di Dio, ma poi di coinvolgere molta gente offrendo a tutti la possibilità di lavorare, di fare qualcosa. Queste cene sono cresciute a poco a poco, per l’opera di numerosi volontari. L’inizio è stata “La cena della solidarietà”, poi abbiamo affittato (e in seguito acquistato) due grandi capannoni, offrendo la possibilità di cene per tutti e per altre iniziative. Martedì scorso avevamo a cena tutta la giunta provinciale di Vicenza e 430 persone, mentre al 1° maggio avremo più di 500 persone. Vengono da noi per feste familiari e di paese, gli alpini, la Croce Rossa, associazioni varie, ditte e partiti politici. Facciamo la “Festa annuale dell’asparago”, che è il prodotto tipico delle nostre campagne, e siamo già all’ottava edizione (e ogni volta vendiamo quintali di asparagi). Ma tutto questo è solo uno strumento per aiutare i missionari. C’è un’attrezzatura di cucina completa, tavoli e sedie per 500 e più persone, un’orchestra che suona e il secondo grande capannone per chi vuol ballare, possibilità di parcheggio delle auto e via dicendo. In un anno realizziamo 70-80.000 Euro che mandiamo ai nostri missionari e suore”.
Può sembrare un ricordo nostalgico d’altri tempi, invece ho vissuto questa realtà il 24 aprile 2009 a San Zeno di Cassola, paese di 2.000 abitanti. L’amico Parolin continua: “In qualsiasi festa o fiera, io intervengo e dico: “Signori, grazie di essere venuti e tutto questo va bene, la festa, il cibo, lo sport, la politica, il commercio, il lavoro. Ma noi siamo nati dai missionari e lavoriamo per i missionari e per questo obiettivo vi chiediamo attenzione e un aiuto”. A volte facciamo parlare qualche missionario, presentiamo un breve Dvd, raccogliamo le offerte. Alla fine chiamo fuori, i cuochi e le cuoche, le cameriere, i lavapiatti per un applauso finale. L’importante per noi è lavorare per Gesù Cristo, non per noi stessi. Allora la gente viene e collabora volentieri. Poi intoniamo il nostro inno: “Un bel ciel come a San Zeno non lo vedi più….”, con grandi applausi dai commensali. L’idea centrale è stata di aiutare i missionari e l’abbiamo mantenuta ferma, però cerchiamo anche di favorire una vita di fede e di missione. I nostri missionari che vengono in vacanza ci danno la carica. L‘ideale missionario e il valore della fede sono sempre presenti nelle nostre attività. Questo è importante perché oggi la missione è un po’ tutto e molti identificano il missionario con l’aiuto ai poveri e con l’agitatore sociale che vuole rivoluzionare la società. Noi parliamo di missione alle genti, come dice il Concilio e confermano i Papi”.
Il parroco di San Zeno, don Giorgio, è un giovane prete che apprezza il GAM e approva cordialmente le loro attività, a volte vi partecipa in modo spontaneo. All’ultima grande cena, mi dicono, si è messo anche lui a lavare i piatti con tanti altri volontari. E’ disponibile per aiutare il GAM perchè vede che anima il suo popolo con ideali cristiani.

Ma anche il GAM attraversa la sua crisi, una crisi di crescita. Parolin mi dice: “Sto notando che la baracca del GAM diventa fin troppo grandiosa e guai se perdiamo di vista le nostre radici, i nostri ideali e le nostre finalità. Vengono a noi molti giovani e ragazze attirati dall’ambiente, dal successo dell’iniziativa, dalle simpatie personali. E questi giovani bisogna continuare ad educarli nella fede e nello spirito missionario, perché il mondo moderno non favorisce in questo. Facciamo qualche ritiro spirituale e serate di preghiera, ma bisogna continuamente educare alla fede e all’ideale missionario. Se perdiamo la fede e la missione, diventiamo uno dei tanti centri di  potere e di denaro e la gente non viene più. Qui sanno tutti che lavoriamo non per noi ma per i missionari e attiriamo tante simpatie”.

Piero Gheddo